p 154 .

Paragrafo 5 . La dignit dell'uomo.

     
Per  il poeta-filosofo, che pure invidia la felicit naturale  della
bestia  e  del  fanciullo,(58) si apre la via di  quella  che  abbiamo
chiamato   illusione  consapevole  che  nasce   dalla   fusione   di
immaginazione e ragione.
     Consapevole  del proprio destino che lo trascina al  nulla  della
morte, l'uomo - come l'Islandese del dialogo con la Natura - non cessa
di  interrogarsi e di interrogare la Natura con i perch pi  profondi
sull'esistenza umana e sull'esistenza di tutte le cose (non cessa cio
di  filosofare).  Ma proprio perch consapevole del  proprio  destino,
l'uomo  costruisce per s l'unico infinito possibile, in cui si  colma
l'abisso che lo separa da tutto ci che gli  esterno, dove acquistano
un senso l'eterno movimento degli astri e l'amore per gli uomini.
     E   cos   l'uomo,  liberato  dalla  paura  di  un  destino   che
inevitabilmente   lo  canceller  e  dalla  presunzione   di   poterlo
modificare, pu - come la ginestra sulle pendici del Vesuvio -  vivere
con dignit il momento della sua vita.
     
     E tu, lenta ginestra,
     Che di selve odorate
     Queste campagne dispogliate adorni,
     Anche tu presto alla crudel possanza
     Soccomberai del sotterraneo foco,
     Che ritornando al loco
     Gi noto, stender l'avaro lembo
     Su tue molli foreste. E piegherai
     
     p 155 .
     
     Sotto il fascio mortal non renitente
     Il tuo capo innocente:
     Ma non piegato insino allora indarno
     Codardamente supplicando innanzi
     Al futuro oppressor; ma non eretto
     Con forsennato orgoglio inver le stelle,
     N sul deserto, dove
     E la sede e i natali
     Non per voler ma per fortuna avesti;
     Ma pi saggia, ma tanto
     Meno inferma dell'uom, quanto le frali
     Tue stirpi non credesti
     O dal fato o da te fatte immortali.(59)
